Non buttare la vecchia caffettiera: trasformala in un vaso per le tue piantine
Hai presente quella vecchia caffettiera che non usi più, magari un po’ rovinata, dimenticata in fondo a un mobile della cucina? Non funziona più come una volta, ne hai comprata una nuova oppure, semplicemente, è arrivato il momento di sostituirla.
E così, ogni volta che la incontri, pensi che prima o poi dovrai buttarla.
Io, prima di farlo, provo sempre a farmi una domanda:
Può servirmi ancora in un altro modo?
Perché l’antispreco, per me, non riguarda soltanto quello che rimane nel frigorifero. È un modo di guardare ciò che abbiamo già, cercando di capire se possiamo dargli ancora valore prima di eliminarlo.
È quello che ho fatto con una mia vecchia caffettiera.
Non prepara più il caffè, ma una parte di lei continua a vivere nella mia cucina e intorno alla mia casa: ho trasformato la parte superiore della moka in un piccolo vaso e vi ho messo a dimora una piantina.
Un recupero semplicissimo, che non richiede grandi capacità e che possiamo realizzare con quello che abbiamo già.
L’ antispreco non finisce nel frigorifero
Quando parliamo di antispreco pensiamo quasi immediatamente al cibo.
Al pane raffermo, alla verdura un po’ appassita dimenticata nel cassetto del frigorifero, alle croste di formaggio, agli avanzi della cena o a quell’abbondanza di zucchine che arriva tutta insieme dall’orto.
Ed è sicuramente da lì che possiamo cominciare.
Ma con il tempo ho imparato che recuperare può diventare un modo di pensare.
Prima di eliminare qualcosa, provo a chiedermi se quell’oggetto abbia davvero terminato la sua funzione oppure se possa semplicemente cambiarla.
Naturalmente non significa accumulare tutto pensando che un giorno potrebbe servire.
Significa imparare a guardare quello che abbiamo con un po’ più di attenzione.
Una vecchia caffettiera magari non preparerà mai più un caffè, ma questo non significa che ogni sua parte debba necessariamente essere considerata inutile.
La mia, per esempio, oggi ospita una pianta.
La mia vecchia moka è diventata un vaso
Nel mio caso ho scelto di utilizzare la parte superiore della caffettiera, quella in cui normalmente sale e si raccoglie il caffè.
Ho separato quindi le due parti della moka e ho deciso di recuperare proprio quella superiore.
È stata una scelta che mi è piaciuta anche dal punto di vista estetico.
Rimangono infatti il manico, il beccuccio e il coperchio: basta guardarla per capire immediatamente che quello che abbiamo davanti era una caffettiera.
Solo che adesso, al posto del caffè, da lì nasce una piantina.
E trovo che sia proprio questo il bello del recupero: non cercare necessariamente di nascondere ciò che un oggetto era prima, ma lasciare che la sua storia precedente diventi parte della nuova.
Cosa serve
Per realizzare questo piccolo progetto occorre davvero poco:
- la parte superiore di una vecchia caffettiera;
- una piccola pianta;
- terriccio adatto alla varietà scelta;
- eventualmente un po’ di materiale drenante adatto al fondo;
- un cucchiaio o una piccola paletta per sistemare il terriccio.
Non serve comprare una caffettiera vecchia appositamente e, soprattutto, non serve acquistare tanti materiali per realizzare un progetto che nasce proprio dall’idea del recupero.
Partiamo da quello che abbiamo.
Prima di iniziare, pulisci bene la caffettiera
Prima di trasformarla in un vaso, la parte della caffettiera che utilizzeremo deve essere pulita accuratamente.
Eliminiamo eventuali residui di caffè e tutto ciò che non serve più, quindi laviamo bene il contenitore e lasciamolo asciugare completamente.
Non è necessario riportare il metallo alle condizioni di quando era nuovo.
Personalmente trovo che qualche segno del tempo renda questo genere di oggetti ancora più belli.
Un piccolo graffio, il metallo diventato opaco o i segni lasciati dagli anni di utilizzo raccontano la storia di quella moka.
L’importante è verificare che non ci siano bordi taglienti, parti rotte o elementi che possano renderla pericolosa da maneggiare.
Se è semplicemente vecchia, usurata o non più adatta a preparare il caffè, possiamo cominciare la sua trasformazione.
Come ho messo a dimora la pianta
Una volta pulita e asciugata la parte superiore della moka, possiamo prepararla per accogliere la piantina.
Nel mio caso ho messo la pianta direttamente a dimora nella caffettiera.
Ho sistemato il terriccio all’interno del contenitore, lasciando lo spazio necessario per accogliere le radici.
Ho quindi estratto delicatamente la piantina dal suo precedente contenitore, cercando di non danneggiare il pane di terra intorno alle radici.
L’ho posizionata al centro della moka e ho aggiunto altro terriccio intorno, premendolo leggermente con le dita per mantenerla stabile.
Non occorre schiacciare eccessivamente la terra: deve rimanere sufficientemente morbida e ariosa.
Alla fine ho dato poca acqua.
Ed ecco che la parte della moka che un tempo raccoglieva il caffè ha iniziato a ospitare qualcosa di completamente diverso.
Attenzione al drenaggio
C’è però un aspetto importante da considerare.
Una caffettiera non nasce per essere un vaso e la parte superiore non dispone dei normali fori di drenaggio che troviamo nei contenitori destinati alle piante.
Per questo bisogna prestare particolare attenzione all’acqua.
Uno strato di materiale drenante sul fondo può aiutare a gestire lo spazio nel contenitore, ma non sostituisce un vero foro di drenaggio.
La cosa più importante, quindi, è evitare annaffiature abbondanti.
Meglio dare poca acqua alla volta e controllare sempre il terriccio prima di bagnare nuovamente.
Se è ancora umido, aspettiamo.
L’acqua che rimane a lungo sul fondo può infatti creare condizioni sfavorevoli alle radici.
Anche la scelta della pianta, quindi, ha la sua importanza.
Quale pianta scegliere per una vecchia caffettiera?
Le dimensioni del contenitore sono ridotte, quindi non tutte le piante sono adatte.
Se vogliamo mantenere questo piccolo progetto strettamente legato alla cucina, possiamo pensare soprattutto alle erbe aromatiche.
Timo, maggiorana, origano o erba cipollina possono essere delle possibilità interessanti, valutando sempre le esigenze specifiche della pianta.
Anche il basilico può essere molto bello, ma cresce velocemente e potrebbe avere bisogno di essere trasferito successivamente in un contenitore più grande.
La menta, invece, tende a svilupparsi molto e potrebbe presto trovare la moka un po’ stretta.
Naturalmente non siamo obbligati a scegliere una pianta commestibile.
Possiamo utilizzare anche una piccola pianta ornamentale adatta alle dimensioni del contenitore.
La cosa importante è scegliere la pianta in funzione dello spazio, dell’esposizione e della quantità di luce disponibile, non soltanto per il suo aspetto.
Dove mettere la caffettiera trasformata in vaso
Una volta terminato il lavoro arriva la parte più bella: trovare il posto giusto.
Possiamo sistemarla su un davanzale, su una mensola luminosa, in cucina, sul balcone, sotto il portico oppure in un angolo del giardino.
Naturalmente dobbiamo sempre considerare le necessità della pianta che abbiamo scelto.
Se la moka viene lasciata all’esterno, dobbiamo inoltre fare attenzione alla pioggia.
Proprio perché non dispone del drenaggio di un normale vaso, non dovrebbe riempirsi d’acqua durante un temporale.
Meglio quindi scegliere una posizione riparata oppure spostarla quando necessario.
E se recuperassimo più di una vecchia moka?
Una sola caffettiera con la sua piantina è già particolare.
Ma possiamo anche conservare questa idea per quando, nel tempo, ci capiterà di avere altre vecchie moka da sostituire.
Immagino molto bene due o tre caffettiere diverse, di dimensioni differenti, sistemate una accanto all’altra e trasformate in piccoli vasi.
Una con il timo, una con la maggiorana, una con l’erba cipollina.
Non devono essere perfette e soprattutto non devono essere tutte uguali.
Anzi.
Una può essere più vecchia, una più lucida, una più piccola e una con qualche segno del tempo.
È proprio questa diversità a raccontare che non abbiamo comprato un set di vasi coordinati: abbiamo recuperato degli oggetti che facevano già parte della nostra casa.
Anche questo per me significa cucina antispreco
Potrebbe sembrare strano parlare di una caffettiera trasformata in vaso in un blog dedicato soprattutto alla cucina.
Per me, invece, il collegamento è molto naturale.
La mia idea di antispreco parte dal cibo, ma alla base c’è un’abitudine ancora più semplice: guardare quello che abbiamo prima di cercare qualcosa di nuovo.
È quello che faccio quando apro il frigorifero.
Prima di decidere cosa cucinare, guardo ciò che deve essere consumato. Una verdura un po’ stanca può diventare parte della cena. Il pane raffermo può trasformarsi in una nuova preparazione. Un avanzo può essere il punto di partenza e non qualcosa da nascondere.
Con questa vecchia caffettiera è successo qualcosa di molto simile.
Non mi sono chiesta:
“Dove compro un piccolo vaso per questa piantina?”
Mi sono chiesta:
“C’è qualcosa che ho già e che posso utilizzare?”
Ed eccola lì.
Recuperare non significa conservare tutto
C’è però una cosa a cui tengo.
Antispreco e recupero non significano riempire casa di oggetti inutilizzati perché forse, prima o poi, potrebbero servire.
Se qualcosa è rotto, pericoloso, inutilizzabile o semplicemente non può avere una seconda funzione sensata, va smaltito correttamente.
Il recupero deve essere utile.
Questa caffettiera, per esempio, non è rimasta per anni dentro un mobile aspettando un’idea.
Ha cambiato funzione.
Prima conteneva il caffè.
Adesso contiene terra e una pianta.
Prima di buttare, prova a cambiare domanda
La prossima volta che stai per eliminare qualcosa dalla cucina, prova a non chiederti soltanto:
“Mi serve ancora?”
Prova ad aggiungere una seconda domanda:
“Potrebbe servirmi in un altro modo?”
Non sempre la risposta sarà sì.
E va bene così.
Ma qualche volta basta cambiare punto di vista per scoprire che ciò che consideravamo uno scarto può avere ancora una funzione.
È lo stesso principio che cerco di portare nella mia cucina: imparare a conservare meglio, recuperare quello che abbiamo, trasformare ciò che avanza e dare valore alle cose prima di decidere che non servono più.
Questa volta non c’erano una verdura dimenticata o del pane raffermo da recuperare.
C’era semplicemente una vecchia caffettiera.
E oggi, invece di essere buttata, è diventata la casa di una nuova piantina.
Un piccolo gesto, certo.
Ma è proprio da gesti così semplici che possiamo iniziare a costruire una quotidianità fatta di più valore e meno sprechi.
