Ragù Rustico nel coccio: una ricetta tradizionale
Ragù Rustico nel coccio: una ricetta tradizionale
Ci sono ricette che non si limitano a riempire la cucina di profumi: riempiono anche l'anima. Il ragù cotto lentamente nel coccio è una di quelle. È un piatto che non si prepara di fretta, che non vuole rumore, che non accetta scorciatoie. Va coccolato, rispettato, seguito con pazienza e forse è proprio questo che lo rende speciale.
Quando preparo questo ragù, la cucina cambia ritmo. Il tempo scorre in modo diverso: più lento, più morbido, quasi sospeso. Il coccio, con la sua cottura dolce e uniforme, sembra riportarmi indietro a quelle domeniche in cui il fuoco era acceso già dal mattino, le finestre leggermente appannate dal vapore e la casa profumava di qualcosa che stava cuocendo piano, senza fretta e senza pretese.
È una cucina che sa di tradizione, quella fatta di pochi ingredienti ma scelti con cura, di gesti ripetuti a memoria, di passaggi tramandati di generazione in generazione. Una cucina che non ha bisogno di essere spettacolare per essere buona: è genuina, sincera, fatta col cuore. È la cucina delle nonne, quella che non si trova scritta sui libri ma si impara guardando, annusando, assaggiando.
Da quando ho scoperto i prodotti di Kikka Idea Casa, il coccio è tornato a essere protagonista nella mia cucina. Li ho provati, usati, riusati… e ho capito che fanno davvero la differenza. Non è solo una questione estetica: è il modo in cui cuociono, il modo in cui trattengono il calore, la capacità di trasformare un semplice sugo in qualcosa di più ricco e profondo. La terracotta ha questa magia: cuoce in modo uniforme, mantiene i sapori integri, esalta ogni ingrediente.
In questa ricetta ho scelto una base speciale: la carne di vitello e la pasta di salsiccia mescolate dal mio macellaio, una combinazione equilibrata che regala un sapore pieno senza risultare pesante. Il vitello porta morbidezza e delicatezza, la salsiccia aggiunge carattere e una nota speziata che fa la differenza. È un equilibrio perfetto, studiato nel tempo, provato e riprovato fino a trovare la proporzione giusta.
Ho aggiunto la mia passata estiva fatta in casa, preparata nei mesi più caldi quando i pomodori sanno di sole e di campagna. Quella passata che si fa in agosto, quando i pomodori sono al culmine della loro dolcezza, quando basta cuocerli poco per sentire tutta la loro anima. La passata fatta in casa non è solo un ingrediente: è un ricordo, un gesto d'amore verso se stessi e verso chi cucinerà nei mesi a venire.
E poi i funghi: quelli misti surgelati, che portano una base di sapore boschivo equilibrato o i miei porcini congelati, raccolti e conservati con cura nelle passeggiate d'autunno, che sprigionano il loro profumo intenso nella fase finale della cottura. I porcini sono il tocco finale, quello che trasforma un buon ragù in un ragù indimenticabile.
PER LA CARNE
PER IL SOFFRITTO
PER IL SUGO
PER I FUNGHI
PER I CONDIMENTI
Istruzioni
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Il risveglio del coccio: preparare la pentola di terracotta
Prima di tutto, prendi la tua pentola di coccio e immergila completamente in acqua fredda. Lasciala riposare così per almeno venti minuti, meglio ancora trenta. Questo gesto, apparentemente semplice, è fondamentale: il coccio assorbe l'acqua attraverso i suoi pori microscopici e questo gli permette di cuocere in modo uniforme, senza seccarsi né spaccarsi. È un materiale antico, che va trattato con rispetto e conoscenza.
La terracotta è porosa per natura: durante la cottura, rilascia gradualmente l'umidità assorbita, creando un ambiente di cottura unico, quasi a vapore, che mantiene i cibi morbidi e succulenti. Questo è il segreto dei piatti cotti nel coccio: quella tenerezza particolare, quel sapore più rotondo e avvolgente.
Trascorso il tempo, tira fuori la pentola dall'acqua, asciugala velocemente con un canovaccio di cotone pulito e posizionala sul fornello, sopra uno spargifiamma. Lo spargifiamma è essenziale: protegge il coccio dalla fiamma diretta, distribuisce il calore in modo uniforme e previene rotture o incrinature. Accendi la fiamma, ma tienila bassa, molto bassa. Il coccio non ama la fretta, né il calore violento. Ha bisogno di scaldarsi piano, gradualmente, come se si stesse svegliando dal sonno dopo un lungo riposo.
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Il profumo del soffritto: la base di ogni buon ragù
Mentre la pentola si scalda dolcemente, dedicati alle verdure del soffritto. Prendi la cipolla, il sedano con le sue foglie verdi e profumate e la carota. Tritali finemente, con calma, goditi il suono ritmico del coltello sul tagliere, il profumo fresco che sale dalle verdure appena tagliate. Non serve la perfezione geometrica, serve l'attenzione, serve la cura nel fare ogni gesto con consapevolezza.
Il trito deve essere fine ma non ridotto in poltiglia: vogliamo che le verdure si sciolgano durante la cottura ma che mantengano un minimo di struttura, che lascino la loro impronta nel sapore finale. La cipolla porta dolcezza, il sedano quella nota aromatica leggermente amara che bilancia, la carota aggiunge un tocco di dolcezza terrosa.
Versa nel coccio ormai caldo i cucchiai generosi di olio extravergine d'oliva. Un olio buono, possibilmente fruttato, che sappia dare carattere già da subito. Non troppo, giusto quel tanto che basta per accogliere il trito e permettere una cottura uniforme. Aggiungi le verdure tritate e lascia che si ammorbidiscano, che si sciolgano quasi, senza mai prendere un colore scuro o peggio ancora, bruciare.
Il soffritto deve essere biondo, trasparente, profumato. Mescolalo ogni tanto, con movimenti lenti e circolari, usando un cucchiaio di legno che non graffia la terracotta, accompagnando la cottura con la tua presenza. Questo passaggio può richiedere anche dieci, dodici minuti: non abbreviarlo. È il fondamento del nostro ragù, una base solida di partenza fa la differenza tra un piatto buono e uno indimenticabile.
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La carne prende vita: rosolare con pazienza
Quando il soffritto è pronto, quando la cucina si è riempita di quel profumo dolce e invitante che fa venire l'acquolina in bocca, è il momento della carne. Aggiungi la carne mista, quella che il macellaio ha preparato per te unendo con sapienza il vitello macinato e la pasta di salsiccia. Se hai un buon rapporto con il tuo macellaio, puoi chiedergli di mescolare lui stesso le due carni: saprà dosare le proporzioni per ottenere il miglior equilibrio.
Mescola con cura, usando il cucchiaio di legno per rompere delicatamente i grumi, distribuendo la carne in modo uniforme su tutta la superficie della pentola. Vogliamo che ogni pezzetto di carne entri in contatto con il calore del coccio, che si rosoli uniformemente. Lascia che rosoli, che cambi colore gradualmente, che si sigilli nel calore dolce del coccio.
Non serve alzare la fiamma: la pazienza farà il suo lavoro meglio di qualsiasi fuoco alto. Una rosolatura lenta permette alla carne di rilasciare i suoi succhi senza bruciarsi, di sviluppare quegli aromi profondi che vengono dalla reazione di Maillard, quella trasformazione chimica che avviene quando le proteine incontrano il calore.
Quando la carne non è più rosa, quando ha preso quel colore bruno e intenso, quando senti che ha formato una leggera crosticina sul fondo della pentola (il cosiddetto "fondo di cottura" che è puro oro per il sapore), versa il vino rosso. Senti il sibilo caratteristico, vedi il vapore che sale improvviso, porta via con il vino gli umori di cottura attaccati al fondo, mescolando energicamente e lasciando che l'alcol evapori completamente.
Questo passaggio, chiamato "sfumare", è cruciale: il vino porta via i residui dal fondo (operazione chiamata deglaciare), aggiunge acidità che bilancia i grassi della carne e lascia, una volta evaporato l'alcol, solo il suo profumo fruttato e la sua complessità. Lascia sobbollire finché non senti più il caratteristico odore pungente dell'alcol.
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Il cuore di pomodoro: quando l'estate incontra l'autunno
Ora arriva il momento della passata di pomodoro. Quella fatta in casa, nei giorni caldi dell'estate, quando i pomodori erano al massimo della loro dolcezza e del loro sapore. Se non hai la passata fatta in casa, scegli una passata di ottima qualità, possibilmente biologica, con solo pomodoro e sale negli ingredienti.
Versala nel coccio, tutta, lentamente, guardandola scendere e mescolarsi alla carne, avvolgendo ogni granello in quel rosso intenso e profumato. Vedi come il colore cambia, come il ragù comincia a prendere forma, come tutto si unisce in un abbraccio cremoso.
Prendi poi la bottiglia vuota della passata, aggiungi un mezzo bicchiere d'acqua, agitala bene per raccogliere gli ultimi residui di passata attaccati alle pareti e al fondo e versa anche questa nel ragù. Nulla va sprecato, specialmente quando si parla di passata fatta in casa. Quell'acqua rossa che esce dalla bottiglia porta con sé ancora sapore.
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Dopo l'aggiunta della passata
Ancora sapore, ancora profumo, ancora anima di pomodoro. Aggiungi il sale con generosità ma senza esagerare (ricordiamo che la salsiccia è già saporita), una macinata abbondante di pepe nero fresco (il pepe macinato al momento fa tutta la differenza del mondo) e la foglia di alloro, che porterà quella nota aromatica leggermente balsamica che completa il profilo di sapori.
Mescola ancora, con delicatezza, come se stessi cullando il sugo, facendo in modo che tutti gli ingredienti si conoscano, si mescolino, comincino a dialogare tra loro. Copri con il coperchio del coccio e abbassa la fiamma al minimo assoluto, quel minimo che a malapena si vede ma che mantiene un calore dolce e costante.
Ora inizia la parte più bella: l'attesa. Quella che non è un'attesa passiva, ma un'attesa partecipe, fatta di piccoli controlli, di assaggi rubati, di aggiustamenti minimi.
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La cottura lenta, il cuore della ricetta
60 minuti di trasformazione Questa è la fase in cui avviene la vera magia, quella trasformazione lenta che solo il tempo sa compiere. I sapori si fondono, si intrecciano, si completano a vicenda. Il pomodoro perde la sua acidità iniziale e diventa dolce, vellutato. La carne rilascia tutti i suoi succhi e li riassorbe arricchiti dal pomodoro e dalle verdure. Il soffritto scompare come presenza fisica ma rimane come essenza, come sottofondo aromatico che sostiene tutto.
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Cosa succede nel coccio ?
Durante quest'ora, il ragù sobbolle appena, con bollicine pigre che salgono in superficie come in un'eruzione al rallentatore. Il coccio lavora silenziosamente: la terracotta rilascia l'umidità assorbita creando un microclima perfetto, il calore si distribuisce uniformemente dalle pareti al fondo, tutto cuoce alla stessa temperatura senza punti critici.
Vedrai il colore del ragù cambiare gradualmente: da un rosso vivo brillante passerà a un rosso mattone più scuro, poi a un rosso profondo quasi bruno. Questo scurimento è segno che sta succedendo qualcosa di buono: gli zuccheri si caramellizzano leggermente, i sapori si concentrano, tutto matura.
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I controlli periodici
Ogni 15-20 minuti, solleva il coperchio con delicatezza (attenzione al vapore caldo che esce improvviso) e mescola con il tuo cucchiaio di legno. Porta il fondo verso l'alto con movimenti circolari ampi, raschia leggermente i lati della pentola, porta il sugo superficiale verso il basso e assicurati che non ci siano grumi di carne attaccati.
Osservate la consistenza: deve essere cremosa ma fluida
Nei primi 20 minuti di cottura il sugo è ancora abbastanza liquido, il colore è rosso vivo, si sente soprattutto il pomodoro e la carne è ancora distinguibile in pezzetti.
Dopo 40 minuti di cottura il sugo inizia ad addensarsi e il colore si fa più scuro, i profumi si mescolano e la carne inizia a sfaldarsi leggermente.
Dopo 60 minuti di cottura il ragù è denso e cremoso, rosso scuro intenso, il profumo è ricco e stratificato e la carne quasi che si scioglie nel sugo.
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Gestire la consistenza
Se durante questa prima ora noti che il ragù si asciuga troppo, che il sugo si ritira eccessivamente e il fondo inizia a scoprirsi, puoi aggiungere mezzo mestolo di acqua calda (o meglio ancora, di brodo vegetale se lo hai). Aggiungi sempre liquido caldo, mai freddo. Il liquido freddo crea uno shock termico che può interrompere la cottura, indurire la carne e nel caso estremo incrinare il coccio. Versa il liquido sui lati, non al centro e mescola subito per distribuirlo uniformemente.
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La fiamma giusta
Il fuoco deve essere così basso che quando ti avvicini alla pentola senti il calore ma vedi appena le bollicine in superficie. Non deve essere un bollore vivace, non devono essere bolle grosse e frequenti. Deve essere un movimento appena percettibile, quasi ipnotico.
Come capisci se la fiamma è troppo alta ? IL sugo bolle visibilmente e rumorosamente, Si formano schizzi che escono dalla pentola, il ragù si asciuga troppo in fretta e si sente odore di bruciato
Come capisci se la fiamma è troppo bassa ? non si vedono bollicine nemmeno guardando bene, il sugo sembra fermo, immobile, dopo 20 minuti la consistenza non è cambiata
La fiamma perfetta: le bollicine sono piccolissime che salgono ogni 2-3 secondi, movimento appena percettibile, profumo costante ma non aggressivo.
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Il profumo che riempie la casa
Durante quest'ora, la cucina si trasforma. Il profumo che esce dal coccio è inconfondibile: è quel profumo che sa di casa, di domenica, di qualcosa che sta diventando buono senza fretta. È il profumo che ti fa sentire a casa anche quando sei lontano, quello che resta impresso nei ricordi d'infanzia e ti accompagna per tutta la vita.
Non è solo odore di cibo: è odore di tempo speso bene, di cura, di attenzione. È il profumo della pazienza che diventa bontà.
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Ecco che cosa puoi fare durante quest'ora
Il bello della cottura nel coccio è che, dopo i primi 10 minuti in cui devi stare attento, puoi allontanarti dalla cucina. Certo, sempre con un orecchio rivolto al fornello, con un pensiero che torna lì, ma puoi:
- Preparare il resto del pranzo (contorni, insalata, tavola)
- Leggere seduto in poltrona vicino alla cucina
- Fare ordine in casa
- Preparare la pasta fresca se ne hai voglia
- Semplicemente rilassarti godendoti il profumo
Imposta un timer ogni 15-20 minuti per ricordarti di mescolare. Dopo un paio di volte diventerà automatico.
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L'arrivo dei funghi misti
Dopo un'ora piena di cottura, il tuo ragù ha già un profumo meraviglioso e un sapore rotondo, maturo. Ma non hai ancora finito. Ora aggiungi i funghi, quelli che porteranno una nota boschiva di base.
Prendi dal freezer la confezione di funghi misti surgelati o funghi porcini. Solitamente le confezioni sono da 300-450g, quindi userai circa metà confezione o un terzo.
Non scongelare i funghi. Questo è importante: i funghi surgelati vanno aggiunti ancora congelati direttamente nel ragù. Perchè rilasciano i loro liquidi in modo più controllato, mantengono meglio la struttura, non diventano mollicci ed è più pratico e veloce.
Se per caso hai funghi freschi invece che surgelati puliscili con un panno umido (mai sotto l'acqua corrente), tagliali a fette o pezzi di 1-2 cm e aggiungili direttamente senza rosolarli prima.
Solleva il coperchio del coccio. Il profumo che esce è già intenso, avvolgente, promettente. Il ragù ha un bel colore rosso scuro, è denso e cremoso, la carne è quasi sciolta nel sugo.
Mescola subito con il cucchiaio di legno, facendo affondare i funghi nel sugo, distribuendoli uniformemente. I funghi surgelati sono freddi, molto freddi e abbasseranno momentaneamente la temperatura del ragù. È normale.
Ricopri con il coperchio e mantieni sempre il fuoco al minimo.
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Che cosa succede con i funghi
I primi 5-10 minuti sono i più evidenti: i funghi iniziano a scongelare e rilasciano acqua. Vedrai che il ragù diventa più liquido, quasi troppo. Non preoccupatevi, è normale e anzi desiderabile. Quell'acqua non è acqua semplice: è acqua di vegetazione carica di sapore di funghi, di enzimi, di umami.
Dopo 10-15 minuti, il ragù ricomincerà ad addensarsi. L'acqua rilasciata dai funghi evapora in parte, e quella che rimane si carica di tutti i sapori che ha incontrato: carne, pomodoro, verdure, e ora funghi.
I funghi misti (champignon, pleurotus o misto bosco) hanno un sapore delicato, terroso ma non invadente. Non coprono gli altri sapori, li completano. Aggiungono una dimensione autunnale, una profondità che il solo pomodoro e carne non avrebbero.
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Gestire la consistenza
Se dopo 20 minuti il ragù ti sembra troppo liquido (può capitare se i funghi hanno rilasciato molta acqua) puoi togliere il coperchio per gli ultimi 5 minuti, lasciare evaporare l'eccesso, alzare leggerissimamente la fiamma (ma davvero poco).
Se invece ti sembra troppo asciutto (più raro in questa fase) aggiungi 1-2 mestoli di acqua calda, mescola bene, riporta a giusta consistenza. La consistenza ideale in questa fase: cremoso ma ancora fluido, che ricopre il cucchiaio ma scende via lasciando una patina. Non deve essere né brodoso né asciutto come un asfalto.
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L'ultimo gesto di pazienza
Dopo 2 ore e 30 minuti di cottura totale il tuo ragù è pronto. Ma attenzione: non è ancora il momento di servire.
C'è un ultimo passaggio, forse il più difficile perché richiede ancora un po' di quella pazienza che ci ha accompagnato fin qui: il riposo.
Spegni completamente la fiamma sotto il coccio. Non abbassare, non ridurre: spegni. Il coccio, grazie alla sua massa termica e alla sua capacità di trattenere il calore, resterà caldo a lungo.
Lascia il coccio coperto, fermo sul fornello. Non spostarlo, non scoprirlo. Lascialo lì, immobile, nel suo calore residuo.
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Perché il riposo è importante
Durante questi 5-10 minuti, anche se non c'è più fiamma, il ragù continua a lavorare. Succedono cose importanti, anche se invisibili: Amalgama finale dei sapori tutti i sapori hanno ancora qualche minuto per fondersi completamente, le note più aggressive si smussano, i sapori di fondo emergono meglio e si crea un'armonia perfetta. Stabilizzazione dell'emulsione i grassi che erano in superficie si riassorbono parzialmente, il sugo diventa più cremoso e omogeneo, si forma quella texture vellutata caratteristica, non ci saranno più "occhi" di grasso separati. Raffreddamento controllato il ragù passa da "troppo bollente per assaggiare" a "perfettamente caldo", si assesta sulla temperatura ideale per servire, i porcini finiscono di ammorbidirsi con il calore residuo. Ridistribuzione dell'umidità l'umidità si distribuisce uniformemente, ogni parte del ragù diventa ugualmente cremosa, non ci sono più zone più liquide o più asciutte.
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L'apertura finale
Dopo 5-10 minuti di riposo, è finalmente il momento. Con un gesto quasi rituale, solleva il coperchio del coccio.
Il profumo che esce è quello della cucina vera, quella che non mente, quella che sa di tempo e di cura, quella che non si può comprare in nessun ristorante perché è fatta di gesti, di attese, di amore.
Guarda il tuo ragù: ha un colore rosso-bruno profondo e intenso, con sfumature mogano. La superficie brilla leggermente ma non è unta. È denso e cremoso, si vede che ha corpo. Qua e là si intravedono pezzetti di porcino, testimoni preziosi del tuo lavoro.
Mescola un'ultima volta, delicatamente, portando il fondo verso l'alto. Il cucchiaio affonda nel ragù come in una crema densa. Quando lo sollevi, il ragù scende lentamente, lasciando una patina spessa sul legno.
Assaggia (finalmente!): il sapore è pieno, rotondo, completo. Senti la dolcezza del soffritto, la ricchezza della carne, l'acidità bilanciata del pomodoro e sopra tutto, come una coperta calda, il profumo avvolgente dei porcini.
È pronto. Davvero pronto.
Nota
Quando la pazienza diventa bontà
Tre ore di pazienza, una vita di ricordi. Tre ore in cui il tempo ha rallentato, in cui la cucina è diventata un luogo quasi sacro, in cui ogni gesto ha avuto un senso, un peso, un valore. Tre ore che non sono state sprecate davanti a uno schermo, non sono scivolate via nell'anonimato di una giornata qualsiasi. Sono state tre ore investite, tre ore vissute, tre ore che hanno creato qualcosa di tangibile, di reale, di buono. Guardalo, il tuo ragù. Guardalo davvero.
Il momento della verità
Ora che il coperchio è sollevato, che il profumo riempie la cucina e probabilmente tutta la casa, che il ragù riposa nel suo coccio ancora tiepido aspettando solo di essere servito, fermati un attimo.
Non avere fretta di passare subito alla pasta, al servizio, al mangiare. Concediti un momento per apprezzare quello che hai fatto.
Quel ragù nel coccio non è solo cibo. È tempo trasformato in sapore. È pazienza diventata nutrimento. È un gesto d'amore verso te stesso e verso chi avrà la fortuna di sedersi alla tua tavola.
La lezione del coccio
Questo ragù ti ha insegnato qualcosa che va oltre la cucina, ti ha insegnato che la fretta è nemica della qualità. Che alcune cose non si possono velocizzare, non si devono velocizzare. Che il tempo, quando è investito con consapevolezza, non è mai sprecato. Ti ha insegnato che la pazienza ha un sapore. Che si sente, che si percepisce, che fa la differenza tra un piatto buono e un piatto indimenticabile. Ti ha insegnato che il processo conta quanto il risultato. Che cucinare può essere una forma di meditazione, un modo di stare nel presente, di rallentare in un mondo che corre troppo. Ti ha insegnato che la tradizione ha un senso. Che c'è una ragione se le nonne cucinavano così, se il coccio si usa da secoli, se certe ricette richiedono tempo. Non è nostalgia sterile, non è folklore: è saggezza accumulata, è conoscenza tramandata, è rispetto per il cibo e per chi lo mangerà.
L' invito
La prossima volta che avrai una domenica libera, che il tempo scorrerà lento, che sentirai il bisogno di fare qualcosa con le mani, di creare qualcosa di buono, di prenderti cura di te stesso o di qualcuno che ami, tira fuori il coccio, immergilo nell' acqua e lascialo riposare mentre prepari le verdure. Accendi la fiamma bassa e inizia il soffritto. Guarda come tutto prende forma. lentamente, senza fretta, con la sicurezza di chi sa che il tempo è dalla sua parte.
E mentre il ragù cuoce, mentre il profumo riempie la casa, mentre il coccio lavora silenziosamente trasformando ingredienti semplici in qualcosa di straordinario...
Respira, sorridi
Ringrazia questo momento, questa possibilità di rallentare, questa gioia semplice di cucinare qualcosa di buono.
Perché in fondo, questo ragù non è solo una ricetta.
È un modo di vivere.
È una scelta.
È decidere che, ogni tanto, vale la pena fermarsi. Vale la pena aspettare. Vale la pena fare le cose bene, con calma, con amore.
Ne è valsa la pena ?
Tre ore di pazienza. Tre ore che sono diventate un ragù indimenticabile. Tre ore che hanno creato un ricordo. Tre ore che hanno nutrito non solo il corpo, ma anche l'anima.
Ne è valsa la pena, vero?
Ogni minuto. Ogni mestolata. Ogni controllo. Ogni momento di attesa.
Ne è valsa la pena.
E lo sapete perché ne siete certi?
Perché ve lo dice il piatto vuoto davanti a voi.
Perché ve lo dicono le facce soddisfatte intorno al tavolo.
Perché ve lo dice il profumo che ancora permea la casa e i vestiti.
Perché ve lo dice quella sensazione calda che avete dentro, quella soddisfazione profonda di aver creato qualcosa di buono con le vostre mani.
Ne è valsa la pena.
E la prossima volta che qualcuno vi chiederà: "Ma ci metti davvero tre ore per fare un ragù?"
Voi sorriderete.
E risponderete "Sì. E ne vale ogni singolo minuto."
Perché cucinare lentamente non è perdere tempo.
È guadagnarlo.
È investirlo nel modo migliore possibile:
In sapori che si ricordano.
In momenti che restano.
In gesti che si tramandano.
In vita vissuta davvero.
Buon appetito
E che il vostro coccio sia sempre caldo, il vostro ragù sempre profumato, e la vostra tavola sempre accogliente.
Con affetto,
Da una cucina che sa ancora di tempo, di pazienza, e di cose fatte bene.
