Degustazione al Castello di Mango: la mia esperienza all’Enoteca Regionale del Moscato
Sono arrivata al Castello di Mango convinta di conoscere già il Moscato d’Asti. Mi aspettavo il solito calice rassicurante, un incontro di approfondimento tra i banchi di una degustazione classica. Non potevo immaginare che, al ritorno, avrei ripensato a un crostino con le acciughe, a un misterioso numero impresso su un’etichetta e all’abbinamento perfetto per quei formaggi appena comprati.
Il 31 ottobre 2026 ho vissuto questa straordinaria esperienza in veste di Ambassador Langhe Monferrato Roero 5.0. Si è trattato di un coinvolgente pomeriggio di degustazione dedicato a tre eccellenze enologiche, sapientemente abbinate a sfiziosi assaggi gastronomici, nella suggestiva cornice dell’Enoteca Regionale del Moscato, situata all’interno del Castello di Mango.
Il mio racconto prende il via dall’accoglienza calorosa di persone che hanno saputo mettermi immediatamente a mio agio. Prosegue poi attorno alla tavola, un’esperienza che mi ha permesso di svelare inedite sfumature del Moscato e di carpire preziosi spunti da replicare nella mia cucina.
Che cosa significa essere Ambassador Langhe Monferrato Roero 5.0
Il ruolo di Ambassador Langhe Monferrato Roero 5.0 rappresenta un’evoluzione fondamentale nel modo di raccontare e promuovere un territorio d’eccellenza. Essere un ambasciatore 5.0 significa farsi portavoce di una destinazione che unisce la straordinaria tradizione enogastronomica e paesaggistica a una visione moderna, sostenibile e profondamente digitale. Non si tratta semplicemente di amare queste colline Patrimonio UNESCO, ma di saperle interpretare attraverso i nuovi linguaggi della comunicazione, valorizzando l’innovazione turistica, il rispetto per l’ambiente e l’autenticità dell’esperienza locale. Un Ambassador 5.0 è un connettore culturale e turistico capace di ispirare viaggiatori consapevoli, creando un ponte solido tra il passato glorioso di queste terre e il loro futuro smart e sostenibile.

Un caloroso benvenuto all’Enoteca: l’emozione di sentirsi a casa
All’arrivo sono stata accolta da due persone attente e straordinariamente disponibili, che mi hanno guidata nella degustazione lasciando ampio spazio alle domande.
Per me questo aspetto fa la differenza. Amo poter chiedere chiarimenti senza avvertire la pressione di dover già padroneggiare il linguaggio tecnico del vino. La curiosità emerge in modo naturale quando chi ti accoglie sa metterti a tuo agio, permettendoti di vivere l’assaggio con totale serenità.
Ho potuto apprezzare gli ambienti, frutto di una recente ristrutturazione: saloni spaziosi, salette intime riservate a eventi e degustazioni e spazi impeccabili, puliti e ordinati. Un contesto armonioso che trasmette immediatamente il desiderio di fermarsi e di vivere l’esperienza con la giusta attenzione.
Infine, sono arrivati i calici e il cuore del pomeriggio si è spostato sulla tavola.
Il Castello di Mango: Un viaggio affascinante nella storia e nella tradizione
Prima di addentrarci nel racconto dei vini, è doveroso spendere qualche parola sul magnifico contesto che ci ha accolti.
Come riportato sul sito ufficiale, il Castello di Mango sorse alla fine del Duecento con funzioni di presidio militare, per poi essere convertito nel Settecento in raffinata residenza barocca dai Marchesi di Busca.
Ripercorrere queste tappe storiche arricchisce notevolmente l’esperienza della visita: le sale in cui oggi ci si siede per la degustazione portano i segni di secoli di storia e trasformazioni. Attualmente, questi spazi ospitano l’attività dei produttori locali, offrendo ai visitatori l’opportunità di scoprire l’identità del territorio attraverso le eccellenze servite a tavola.
Nel mio caso, il primo assaggio è stato un insolito Moscato secco, accompagnato da un abbinamento tanto sorprendente quanto delizioso.

Il primo vino in degustazione: Insolito di Teresa Soria, un Piemonte DOC Moscato Secco di grande carattere.
Ad aprire la degustazione è stato Insolito di Teresa Soria, Piemonte DOC Moscato Secco.
Nasce da uve Moscato Bianco di Canelli coltivate tra le colline di Castiglione Tinella e Santo Stefano Belbo. Secondo le indicazioni del produttore, il processo produttivo prevede una fermentazione a bassa temperatura, un accurato bâtonnage sulle fecce fini e un successivo affinamento in acciaio e in bottiglia.
La cantina ne delinea un profilo fortemente aromatico, impreziosito da note erbacee e di salvia, a cui fa eco un sorso secco, caldo e sorretto da una vibrante spalla acida e minerale.
Sebbene questi elementi offrano una preziosa chiave di lettura per comprenderne lo stile, il mio personale ricordo di questo primo calice prende invece le mosse dal crostino che lo accompagnava.

Un connubio insolito e sorprendente: acciughe e pasta di nocciole si incontrano per dare vita a un’esperienza gastronomica unica, capace di stupire anche i palati più esigenti.
Acciughe, pasta di nocciole e Moscato secco: avreste mai pensato di abbinarli?
Il crostino, impreziosito dalla pasta di nocciole dell’azienda agricola Nocciole Sacco di Mango, presentava un connubio insolito che ha subito catturato la mia curiosità, rivelandosi poi perfettamente riuscito.
Pur conoscendo bene ciascuno di questi ingredienti, non li avevo mai accostati prima. L’assaggio ha immediatamente acceso la mia passione per i fornelli, spingendomi a elaborare mentalmente modi per replicare quella stessa combinazione nella mia cucina.
In questa preparazione, la nocciola – solitamente protagonista dei dolci – assumeva una nuova e sorprendente identità, esaltata dalla sapidità intensa dell’acciuga. Un piccolo assaggio capace di stimolare la creatività e la voglia di sperimentare nuovi sapori.

Scopri i formaggi artigianali di Cascina Campratè, custodi di una tradizione autentica e lasciati conquistare dal sapore unico e genuino di una pregiata toma di montagna.
Ad arricchire l’esperienza con Insolito vi era una raffinata selezione di tre formaggi, accompagnati da cognà e gelatina di Moscato.
Due di essi provenivano dall’Azienda Agricola Cascina Campratè, rinomato caseificio artigianale di Niella Belbo: una pregiata toma di capra e una formaggetta aromatizzata al tartufo. A completare il tris, una toma di montagna stagionata, il cui produttore non è stato svelato nel corso della degustazione.
Per chi non la conoscesse, la cognà merita una nota di approfondimento: si tratta di una tipica preparazione della tradizione piemontese a base di mosto d’uva e frutta, tradizionalmente abbinata ai formaggi. Un dettaglio autentico che crea un ponte immediato tra la gastronomia e la cultura agricola del territorio.
Gustare i formaggi prima al naturale e poi in abbinamento alla cognà o alla gelatina offriva un gioco di contrasti stimolante, ideale per ripulire il palato, ritornare al calice di vino e sperimentare il proprio accostamento d’elezione.
I prodotti di Cascina Campratè hanno saputo conquistare il mio palato al punto da desiderare di riassaporarli anche a casa: prima della partenza, non ho potuto fare a meno di acquistarli entrambi.

Frittata rustica, croccanti barchette di sedano farcito e freschi finocchi in pinzimonio
Il primo servizio comprendeva inoltre una frittata di patate e cipolle, coste di sedano farcite con formaggio cremoso e granella di nocciole, accompagnate da finocchio in pinzimonio.
Preparazioni familiari e rassicuranti, profondamente legate alla cucina domestica. La frittata appartiene a quel modo di cucinare concreto che sento affine al mio: pochi ingredienti essenziali per una preparazione versatile, capace di valorizzare ogni occasione.
Nel sedano farcito tornavano le nocciole, questa volta in granella. Non sapevo ancora che le avrei ritrovate anche nei piatti successivi, seguendo un fil rouge che avrebbe accompagnato l’intera degustazione.
Il secondo vino proposto è l’eccellente Dolcetto d’Alba DOC 2024 Pian del Bosco
Dopo il Moscato secco, ho avuto il piacere di degustare il Dolcetto d’Alba DOC 2024 di Pian del Bosco, azienda agricola di Mango.
Un dettaglio sull’etichetta ha immediatamente catturato la mia attenzione: il numero 557, impresso a mano su una tiratura limitata di appena 1.017 bottiglie.
La scheda tecnica dell’annata conferma questa produzione esclusiva. Un dettaglio così intimo mi ha spinto a riflettere sulla dimensione artigianale del vino e sulla straordinaria mole di lavoro che si cela dietro ogni singola bottiglia, ben prima che venga stappata e servita.

La storia: la famiglia e le origini di Pian del Bosco
Alle spalle di Pian del Bosco ci sono Omar Borello e Luana, che hanno unito le rispettive tradizioni familiari e i vigneti in un unico progetto. Omar porta con sé le radici delle Langhe, mentre Luana, originaria del Roero, vanta una solida formazione enologica.
Amo esplorare queste storie perché offrono un contesto autentico a ciò che assaggio, trasformando il nome di una cantina in volti, provenienze e scelte di vita.
Il Dolcetto degustato nasce da uve Dolcetto Nero in purezza, coltivate sulle colline di Mango. La scheda tecnica del 2024 prevede una fermentazione in rosso e un affinamento di sei mesi in acciaio prima dell’imbottigliamento, con una gradazione alcolica del 12,5% vol.
Nel raccontare le proprie etichette, l’azienda lo descrive come un vino rosso rubino dai vivaci riflessi violacei, caratterizzato da un profilo fruttato e di buon corpo.
Un trionfo di vitello tonnato e salumi artigianali: la quintessenza dei sapori in cui mi identifico pienamente
Il calice di Dolcetto è stato accolto da una proposta gastronomica che mi ha immediatamente immersa nei sapori autentici della tradizione piemontese.
Il percorso è iniziato con il classico vitello tonnato, accompagnato dalla sua salsa cremosa. Riscoprirlo nel corso di questa degustazione mi ha offerto l’opportunità di esplorare con attenzione il suo abbinamento con il vino, alternando armoniosamente ogni boccone a un sorso.
Ad arricchire il piatto vi erano due fette di salame cotto e due di salame crudo, eccellenze artigianali firmate dalla Macelleria Veglio Carlo di Veglio Fabrizio, a Mango.
Sapere che queste prelibatezze provenivano da un bottegaio del luogo ha conferito all’assaggio un valore tangibile. Quando presento un prodotto del territorio, amo poterne svelare l’origine: un dettaglio che rammenta come dietro a ogni pietanza vi sia l’impegno e la dedizione di una persona.
Il salame cotto, in particolare, rappresenta una presenza costante e rassicurante sulle nostre tavole piemontesi. All’interno di una degustazione, si trasforma nel pretesto ideale per riscoprire un gusto antico e familiare, al quale, proprio per abitudine, non riserviamo sempre la giusta attenzione.
Il crostino con lardo, miele e granella di nocciole
Completavano il piatto le chips di barbabietola e un crostino con lardo, miele e granella di nocciole Tonda Gentile di Langa.
Un altro piccolo assaggio da ricordare: la parte sapida del lardo, la dolcezza del miele e la consistenza della granella riunite sul pane.
Le nocciole tornavano con una funzione diversa rispetto al primo servizio. Prima erano in pasta, insieme alle acciughe; qui aggiungevano una componente croccante al crostino.
Da persona che cucina, sono osservazioni che mi porto a casa volentieri. Un ingrediente utilizzato diversamente può suggerire un aperitivo, una preparazione da condividere o una variazione a qualcosa che faccio già.
In questo secondo servizio ho ritrovato sapori vicini al mio modo di stare a tavola e qualche nuova possibilità da esplorare.

Il terzo e ultimo vino: Moscato d’Asti DOCG Sant’Evasio
A chiudere la degustazione è stato il Moscato d’Asti DOCG della Cantina Sant’Evasio, accompagnato da una proposta dolce.
Dopo il Moscato secco iniziale e il Dolcetto d’Alba, siamo tornati al Moscato nella sua espressione dolce. Il percorso mi ha permesso di ripensare alle differenze tra i calici e a quanto gli accompagnamenti contribuissero all’esperienza.
Sant’Evasio: una storia di famiglia a Nizza Monferrato
La Cantina Sant’Evasio si trova sulla collina di San Nicolao, a Nizza Monferrato.
La storia della famiglia Lacqua nella proprietà comincia negli anni Sessanta con Carlo e prosegue con il figlio Pier Franco, conosciuto come Piero, e con il coinvolgimento di Anna, Andrea ed Emanuela.
Il Moscato d’Asti è prodotto con uve Moscato in purezza, provenienti da terreni di marna calcarea. Le informazioni generali della cantina indicano pressatura soffice, conservazione del mosto a freddo e successiva fermentazione, fino a 5,5% vol., con servizio consigliato a 6–8 °C.
La scheda del produttore descrive profumi che richiamano pesca, salvia, limone e fiori d’acacia, un gusto dolce e delicato e un’effervescenza naturale.

Tortina di nocciola, zabaione al Moscato e biscotto di meliga
Nel piatto c’erano una tortina di nocciola di Nocciole Sacco di Mango, servita con zabaione al Moscato di Eat Langa, e un biscotto di meliga senza glutine.
La nocciola tornava per la terza volta: prima in pasta sul crostino con le acciughe, poi in granella accanto al lardo e al miele, infine protagonista della tortina.
Lo stesso ingrediente, tre utilizzi diversi. È uno dei particolari che ha dato continuità al mio pomeriggio e che ricordo con più piacere.
Nella mia cucina cerco spesso di esplorare le possibilità di un prodotto. Ritrovarlo in preparazioni salate e dolci mi ha dato nuovi spunti, mantenendo un legame con i sapori del territorio.
Lo zabaione al Moscato riportava il vino anche nel piatto, mentre il biscotto di meliga completava il servizio con un’altra preparazione della tradizione. Era proposto in versione senza glutine e si trovava anche in vendita nell’espositore dell’Enoteca.
Per me, che amo una cucina contadina ma curata, questo finale riuniva elementi familiari: le nocciole, una torta, una crema e un biscotto. Un ultimo momento al quale dedicare tempo prima di concludere la visita.

Quello che resta dopo la degustazione
Sono arrivata pensando di conoscere il Moscato d’Asti e sono ripartita con nuove sfaccettature da approfondire.
Mi sono rimasti il crostino con acciughe e pasta di nocciole, il numero 557 sulla bottiglia di Dolcetto e le nocciole ritrovate lungo tutto il percorso. Mi è rimasta anche la disponibilità delle persone che ci hanno accolti, che ha reso piacevole chiedere e ascoltare.
Prima di andare via ho acquistato i due formaggi di Cascina Campratè che avevo degustato: la toma di capra e la formaggetta al tartufo. Mi piaceva l’idea di ritrovarli a casa e pensare a una preparazione nella quale utilizzarli.
È così che questa esperienza ha cominciato a diventare un ricordo personale. Attraverso particolari precisi, nomi da ricordare e qualcosa da riportare sulla mia tavola.
Come Ambassador, è questo che desidero condividere: le occasioni in cui un luogo ci incuriosisce, ci insegna qualcosa e continua a farci compagnia anche dopo la visita.
Un invito a visitare l’Enoteca Regionale del Moscato di Mango
Se vi trovate nelle Langhe, vi consiglio di dedicare una tappa all’Enoteca Regionale del Moscato, nel Castello di Mango.
Andateci con curiosità, concedetevi il tempo di assaggiare e fate domande. Io ho trovato un’accoglienza attenta e un percorso che mi ha aiutata a guardare con interesse nuovo un vino familiare.
Per organizzare la visita, consultate le informazioni e le proposte dell’Enoteca Regionale di Mango, verificando disponibilità, orari e modalità di prenotazione. I vini e gli accompagnamenti descritti in questo articolo sono quelli della mia esperienza del 31 ottobre 2026; le proposte possono variare.
Da Mango ho portato a casa due formaggi e la voglia di riprovare un abbinamento che non avevo immaginato. Quando li porterò in tavola, tornerò con il pensiero a quel pomeriggio e alle scoperte fatte un assaggio alla volta.
Mi piace quando una visita continua così, nella cucina di casa.
A voi è mai successo di assaggiare qualcosa durante una visita e di portarlo a casa per ritrovare, a tavola, il ricordo di quel luogo? Raccontatemi che cosa avete scelto e dove lo avete scoperto.
